Donne migranti in Sudafrica, una nuova ricerca del SIHMA

I partecipanti a un corso fidanzati, appartenenti a un gruppo di nuova generazione emigrata a Basilea

Uno studio pubblicato sull’ultimo numero dell’African Human Mobility Review esplora l’impatto della pandemia sulla vita delle donne rifugiate a Cape Town

Erroneamente la ricerca su genere e migrazione spesso presenta le esperienze di vulnerabilità o resilienza tra le donne richiedenti asilo e rifugiate come omogenee. Un contributo a chiarire il quadro viene dall’articolo COVID-19 and its Effects on the Lives and Livelihoods of Congolese Female Asylum Seekers and Refugees in the City of Cape Town pubblicato nel numero di gennaio-aprile 2021 dell’African Human Mobility Review, la rivista dello Scalabrini Institute for Human Mobility in Africa (SIHMA).

Esplorando l’impatto del covid-19 sulle vite e i mezzi di sostentamento delle donne attraverso un quadro intersezionale, l’articolo indica che le complesse intersezioni di genere, status di rifugiato, classe sociale, etnia e religione hanno interagito per produrre diverse esperienze di vulnerabilità e resilienza in questo piccolo gruppo di donne durante la pandemia.

La pandemia ha aumentato le disuguaglianze

Attraverso interviste a donne richiedenti asilo e rifugiate della Repubblica Democratica del Congo, la ricerca esamina gli effetti socio-economici della pandemia di covid-19 sulle vite e i mezzi di sussistenza delle donne congolesi richiedenti asilo e rifugiate che vivono a Cape Town.

Partendo dal presupposto che questo gruppo di donne si trova all’intersezione di molteplici forme di vulnerabilità (determinate dallo status di migrante, dal genere, dalla discriminazione razziale, dalla classe sociale), la ricerca ha scoperto che le misure di contenimento imposte dal governo sudafricano hanno aumentato significativamente i ruoli di cura delle donne nelle case, rendendo il lavoro pagato più precario.

Secondo lo studio, la pandemia ha amplificato le disuguaglianze esistenti sperimentate dalle donne congolesi richiedenti asilo e rifugiate e ne ha create di nuove, con implicazioni a lungo termine per le loro vite e mezzi di sussistenza.

Queste persone spesso risiedono in aree urbane e hanno sviluppato approcci di sopravvivenza all’imprenditoria per provvedere ai loro bisogni. Rispetto alle donne impiegate nell’economia formale, quelle impegnate in attività di sopravvivenza sono più vulnerabili alla povertà estrema e alla malnutrizione, indipendentemente dal proprio stato civile.

Un rischio per gli sforzi futuri

La protezione sociale fornita da ONG, chiese, reti sociali e dal Dipartimento sudafricano per lo sviluppo sociale, sotto forma di sussidio per il mantenimento dei figli, ha fornito una rete di sicurezza per alcune donne congolesi, a seconda del loro status di rifugiate, del genere e della classe sociale.

L’incapacità da parte dello stato di rivolgersi a questo gruppo vulnerabile nelle sue campagne di informazione sulla vaccinazione rischia di minare gli sforzi dello stesso governo per combattere efficacemente la pandemia implementando un piano di vaccinazione inclusivo e socialmente giusto per tutti.

L’impegno dell’African Human Mobility Review

Di queste e altre questioni si occupa l’ultimo numero dell’African Human Mobility Review, la rivista nata per incoraggiare e facilitare lo studio di tutti gli aspetti della mobilità umana in Africa (socio-economici, politici, legislativi e di sviluppo).

Attraverso la pubblicazione di ricerche originali l’AHMR offre un forum globale dedicato all’analisi delle tendenze contemporanee, ai modelli di migrazione e ad alcune delle più importanti questioni connesse alla migrazione.

AHMR, il numero di gennaio-aprile 2021