Fraternità, accoglienza e partecipazione

I partecipanti a un corso fidanzati, appartenenti a un gruppo di nuova generazione emigrata a Basilea

Dalla comunità cattolica di lingua portoghese in Lussemburgo, la testimonianza di padre Rui Pedro Da Silva

«La mia strada si è incrociata per la prima volta con quella dei capoverdiani quando ero studente di filosofia a Lisbona. Ricordo gli operai edili che con uno dei miei maestri, il missionario padre José Magrin,alla fine degli anni Settantavisitavo a Corroios e Miratejo, così come i bambini e le loro famiglie a facevo catechismo ad Amora, nella diocesi di Setúbal.

Negli anni Ottanta, da studente di Teologia che aveva professato i consigli evangelici come religioso scalabriniano, ho accompagnato la comunità capoverdiana di Roma nel “Centro Tra Noi”. Questo luogo di accoglienza e promozione umana al servizio della dignità umana e della vita della donna capoverdiana e della sua famiglia, celebra quest’anno il giubileo d’oro».

Una spazio naturale di comunicazione

«Come missionario nel Granducato del Lussemburgo dal 2013 servo con gioia la comunità lusofona nel sud multiculturale e senza frontiere del paese. All’interno della comunità migrante i portoghesi, i capoverdiani, i guineani (Bissau) e i brasiliani sono le comunità più presenti, organizzate con i loro leader e il loro programma di attività. Lo spazio della missione lusofona – che comprende comunità di tre continenti – diventa uno spazio naturale di comunicazione, interazione e collaborazione tra le varie comunità.

Il tutto alla luce dello spirito di fraternità, accoglienza e partecipazione che segna lo stile pastorale ereditato dal beato Giovanni Scalabrini. Ogni comunità è invitata a prendere le proprie iniziative, a dialogare al proprio interno e con le parrocchie a partire dalle differenze e dal particolare processo migratorio. Nel sud infatti la comunità si riunisce ogni domenica pomeriggio nella chiesa di Lallange, a dEsch-sur-Alzette, per un momento di preghiera comune guidato dalle laiche responsabili della comunità. Un momento di preghiera inculturato nella tradizione e nella femminilità che caratterizza la comunità cattolica capoverdiana nel Granducato».

Una pastorale specifica

«La comunità capoverdiana è arrivata in Lussemburgo intorno al 1965. Alla prima Eucaristia celebrata per la comunità portoghese da un prete spagnolo nella cattedrale Notre-Dame Consolatrice des Affliges sembra fossero presenti portoghesi e capoverdiani insieme. Due popoli che all’epoca condividevano nazionalità, storia, cultura, lingua e diaspora. Qualcuno mi ha detto che i capoverdiani sono stati i primi cristiani neri che la Chiesa di Lussemburgo ha conosciuto e accolto, poiché sono arrivati nel paese con la cittadinanza portoghese.

La comunità soffre ancora di pregiudizi razziali e di discriminazione nel mondo del lavoro. Ci si sente stranieri per la mancanza di fiducia e di partecipazione nelle parrocchie; tollerati, ma non accettati. La preoccupazione per i giovani è costante perché il sistema linguistico e scolastico è altamente selettivo, lasciando sulla strada i giovani capoverdiani che soffrono l’esclusione e la debole integrazione.

Insieme a quella portoghese la comunità capoverdiana ha necessità di una pastorale specifica nel contesto culturale e linguistico del Lussemburgo: una sfida alle strutture diocesane e parrocchiali che attende una risposta. La comunità lusofona continua nel suo atteggiamento ecclesiale di vicinanza, partecipazione e dialogo ma non sempre trova quella reciprocità biunivoca e liberatrice che è propria della pastorale intercomunitaria».

Il volto più vivo e dinamico della Chiesa universale

«L’arcidiocesi non ha mai considerato la possibilità di dotare la comunità capoverdiana di agenti pastorali propri, come ha fatto per altre comunità linguistiche, chiedendo alle due diocesi di Capo Verde di inviare missionari, sacerdoti o religiosi. Per alcuni anni è stata organizzata una “missione volante”: per circa un mese all’anno un sacerdote incontrava le famiglie, celebrava l’Eucaristia e altri sacramenti e visitava le carceri e gli ospedali. Una buona pratica pastorale che è durata solo pochi anni e non è stata continuata.

I vescovi di Capo Verde (il cardinale D. Arlindo Furtado e D. Ildo Fortes) sono stati invitati a presiedere il grande pellegrinaggio annuale della comunità di lingua portoghese al santuario della Madonna di Fatima a Wiltz, nel nord del paese, in riconoscimento dell’importanza della comunità nel tessuto ecclesiale attuale e futuro della Chiesa. Spesso alcuni pastori ripetono che gli immigrati sono il futuro e il volto più vivo e dinamico di una Chiesa universale in missione».

Compagni di viaggio con generosità e fantasia

«Sostenuta da associazioni e parrocchie la comunità celebra tre “feste locali”: Nostra Signora di Alessandria, San Salvatore del Mondo e Sant’Amaro Abate. Sono momenti ben preparati dal punto di vista liturgico (preghiera e tradizioni popolari) e culturale (musica e cibo) che, nel processo di integrazione sociale ed ecclesiale, rafforzano l’identità di questo popolo migrante. Affinché tutti possano partecipare, vengono utilizzate diverse lingue: francese, lussemburghese, portoghese e creolo. Il coro della comunità capoverdiana anima le celebrazioni liturgiche con bellezza, femminilità e gioia. È anche presente, quando possibile, in altri momenti della vita della comunità: funerali, matrimoni, feste e celebrazioni intercomunitarie.

I missionari scalabriniani – il sottoscritto insieme a Marcos Fuentes e Antonio Simeoni – sono con generosità e fantasia al servizio di questa comunità afro-atlantica, cercando di essere compagni di viaggio e uomini-ponte nell’interazione con le altre comunità di lingua portoghese, ma anche con le parrocchie del Lussemburgo, la comunità italiana e altre realtà.

Con i migranti di lingua portoghese impariamo, come religiosi, a cercare Dio; come missionari, siamo inviati nel mondo nel compito di mediatori di comunione, facendo nostra la tensione che la pastorale intercomunitaria naturalmente comporta».